martedì 11 gennaio 2011

Bulimia di autorialità


Dopo essere stata dipendente pressoché da tutto lo scibile immaginabile delle dipendenze (sigarette, alcol, patatine, noccioline, semi di zucca, sex and the city, mercatini, etc. etc.) ed essere riuscita ad uscirne più o meno illesa (fisicamente certo, non mentalmente, ovvio), la nuova servitù di cui posso andare fiera è quella dalla scrittura, da me definita anche “bulimia dell’accostamento  spasmodico di parole su righe orizzontali”. Da dove nasce questa nuova forma di sottomissione consapevole? Un po’ dal non avere molto da fare in questo periodo e un po’ credo dalla sedimentazione di migliaia e migliaia di parole lette a partire dalla tenera età di 6 anni (mi hanno imbottita di libri fin dall’asilo, ma è meglio non dirlo, fa un po’ sfigati  occhialuti...): ebbene da qualche parte dovevano pure venir fuori. Dal momento che leggere e studiare fondamentalmente non mi sono serviti a niente nella vita finora (solo a dire “sì l’ho letto, sì l’ho visto, sì ne ho sentito parlare, sì sai io penso che..” e bla bla bla), le scelte da fare potevano esser due: cominciare a bruciare libri seguendo l’esempio letterario di Pepe Carvalho (e quindi dando ancora una volta prova di essere malata, di una malattia diversa dalla dipendenza, come schiere di strizzacervelli si affretterebbero a sottolineare invitandomi sul lettino...seeeeeeeee col cacchio che ce vengo!) o provare a buttare giù qualche riga ogni tanto.
Bene, è quello che sto facendo, il problema ora è che non mi fermerò facilmente.

2 commenti:

  1. Se non odiassi il termine direi che ti ADORO!
    Ma essendo io ATEA non posso adorare nessuno!
    Spero però di essere la tua prima NERDFOLLOWER!

    HASTA PRONTO.

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  2. Paolaaaaaaaaaaaaa sei troppo carina :-)
    E' che in questo periodo devo scrivere sennò sclero.
    Un abbraccio, my dear first nerdfollower!

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